Fondazioni, battaglie difficili
Draghi e Tremonti litigarelli, le banche temono la botta fiscale
Milano. Il Consiglio dei ministri che si terrà domani a Napoli varerà un pacchetto di sgravi fiscali – fra cui la cancellazione dell’Ici sulla prima casa – per un importo fra tre e quattro miliardi di euro. Il mancato gettito creerà problemi di copertura. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha escluso che il costo di queste misure possa essere sopportato dai cittadini, i sacrifici dovranno farli petrolieri e banche. Saranno dieci giorni da seguire per il sistema bancario. Da una parte le richieste di Tremonti, dall’altra l’attesa per le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che arrivano in un momento delicato. C’è una corrente elettrica tra Palazzo Koch e via XX settembre. Ici e straordinari, due misure urgenti? Sali sul predellino e dì la tua su Hyde park corner.

Milano. Il Consiglio dei ministri che si terrà domani a Napoli varerà un pacchetto di sgravi fiscali – fra cui la cancellazione dell’Ici sulla prima casa – per un importo fra tre e quattro miliardi di euro. Il mancato gettito creerà problemi di copertura. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha escluso che il costo di queste misure possa essere sopportato dai cittadini, i sacrifici dovranno farli petrolieri e banche. Saranno dieci giorni da seguire per il sistema bancario. Da una parte le richieste di Tremonti, dall’altra l’attesa per le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che arrivano in un momento delicato. C’è una corrente elettrica tra Palazzo Koch e via XX settembre. Tremonti ha fatto capire al capo della nostra Banca centrale che è tornato il tempo della politica (lo ha bacchettato qualche giorno fa da Parigi sull’esito del Financial stability forum). Draghi ha incassato, ma l’attivismo di Tremonti non lo rasserena. Intanto, i banchieri e le banche – azioniste della Banca d’Italia – si chiedono se il 31 maggio il governatore spenderà qualche parola sulla minaccia di tassazione. L’abolizione dell’aliquota fiscale al 27,5 per cento concessa da Romano Prodi agli istituti di credito è stato uno dei temi da lui evocati in campagna elettorale. Il progetto del ministro è quello di confermare la tassazione favorevole solo a quelle banche che saranno pronte a rinegoziare i mutui con i propri clienti in modo da far pagare loro canoni più sopportabili. La visione tremontiana è duplice. Da una parte egli crede nella popolarità delle azioni di tutela consumerista nei confronti delle banche. Dall’altra si garantisce l’implicito sostegno di un pezzo di centrodestra che da sempre è ostile nei confronti del banchierismo di cultura ulivista. Ed è proprio un banchiere democratico, il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Enrico Salza, a essere intervenuto sulla situazione con una intervista rilasciata domenica scorsa alla Stampa. “Accettiamo – ha affermato Salza – l’invito di Tremonti, di cui ho un’ottima opinione anche dopo il suo ultimo libro dove ci sono spunti interessanti, ad aiutare il paese. Ma ci pensiamo da soli. Ne abbiamo tutto l’interesse. Però basta sparare sulle banche”. La diplomazia del banchiere però nasconde solamente i timori che le banche hanno nei confronti delle possibili iniziative tremontiane. Gli istituti di credito italiani hanno chiuso il 2007 con un icremento dei profitti lordi del 6,6 per cento. Questo significa che i loro bilanci non sono stati intaccati (o lo sono stati solo marginalmente) dalla crisi che ha coinvolto i mercati finanziari, e che sono riuscite ad aumentare considerevolmente i profitti in un anno che per altri ha riservato perdite. Questa situazione conferisce alle banche un vantaggio che consente loro, come auspicato anche Draghi, di guardare all’estero in vista di possibili acquisizioni. L’incremento della tassazione, inevitabilmente, avrebbe delle ripercussioni sugli utili. Una riduzione degli utili, probabilmente, costringerebbe le banche ad aumentare la quota di profitti distribuita in dividendi. Questo consentirebbe di tenere inalterata la remunerazione del capitale, e soprattutto terrebbe buone le Fondazioni che sono da sempre molto esigenti per quanto riguarda le cedole. Aumentare gli utili destinati a cedole ha la conseguenza di ridurre il flusso di cassa che rimane in azienda. In pratica diminuiscono le munizioni da tenere pronte per agire sul mercato in un momento in cui non sono le prede a essere onerose ma i mezzi per conquistarle. Il costo del denaro, rincarato per la crisi di fiducia interbancaria, rende complesse operazioni che fino a pochi mesi fa non lo erano, come ha sperimentato il Monte dei Paschi in occasione dell’acquisto di Antonveneta. L’aumento della tassazione rischierebbe di limitare le banche nelle loro campagne di espansione all’estero. Per evitare questo salasso gli istituti di credito si impegneranno in una campagna di rinegoziazione dei mutui con i clienti: ciò che potrebbe avere delle ricadute positive anche in termini di fidelizzazione della clientela. Notano alcuni osservatori che la materia della tassazione degli istituti di credito è spinosa non solo per gli azionisti delle banche, ma per Tremonti stesso. I maggiori soci delle banche sono le Fondazioni con cui il ministro dell’Economia ha appena ricucito dopo anni di guerra. Una riduzione congrua delle rendite che queste ricevono dalle banche potrà essere accettata. Non lo saranno atteggiamenti che dovessero essere visti come inutilmente punitivi. Tremonti non può permettersi di avere rapporti freddi con le Fondazioni in quanto queste sono piene di liquidi. Hanno le munizioni che servono al governo per porre in essere l’atteso piano di rilancio delle infrastrutture.
Ici e straordinari, due misure urgenti? Sali sul predellino e dì la tua su Hyde park corner.